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domenica, 04 maggio 2008

NYC

[New York cares (Got to be some more change in my life)]New York è la città dei tulipani, dei cani e dei dog-sitter che vanno a central park. ny è la città della metropolitana ingarbugliata, e dei newyorkesi gentili che si fermano a chiederti se hai bisogno d'aiuto non appena ti vedono con una cartina in mano. è la città della velocità e del movimento a ritmo serrato, la città dei contrasti e degli eccessi, la città delle mille luci e della pace delle strade pulite e ordinate dell'upper east side - che tornando a casa, la sera, con la luce del sole che scompare e la confusione che si placa ti fa sentire bene nonostante la stanchezza dei km fatti nelle gambe. ny è la città dei grattacieli che si riflettono nei grattacieli che riflettono il cielo. è una città che brilla. è la città di colazione da tiffany e dei taxi gialli che brulicano nelle avenues come uno sciame di api. è la città del moma, dell'incanto di rothko e delle installazioni luminose e di tutto un piano dove l'arte si mescola allo stupore infantile e tutto diventa gioco. ny è la città dell'i-pod e dell'apple store a forma di cubo trasparente, la città del met e della stanza di klee (dove ho scoperto *little hope* che non conoscevo), dell'esposizione di jasper johns. del guggenheim e del branco di lupi - allegoria dell'auto-distruzione, del destino dell'umanità di seguire l'ideologia collettiva, la forza e la debolezza del branco. ny è tante città tutte in una, ognuna con la sua cultura e la sua lingua. è la città delle mille cucine diverse dove ho mangiato un wild rice with cranberries & almond che era la fine del mondo. e la colazione con i pankakes e lo sciroppo d'acero. è la città degli starbucks ad ogni angolo e delle caramelle alla cannella. è la città di bryant park, uno degli angoli che ho amato di più insieme a madison square park perchè seduta su quelle panchine mi sembrava di essere in un film e tutti quegli alberi fioriti che rendevano quei posti magici. e il traghetto preso a staten island e vedere manhattan da lontano. ny è la città dello shopping senza tregua e di una borsa fantastica...che avrei dovuto comprarne uno stock intero. e ny rimarrà anche la città di G., del nostro pranzo al greenwich village vicino alla colombia e della notte a raccontarci e a ricordarci addormentandoci in due sullo stesso cuscino. se ny fosse un colore sarebbe il verde. [It is up to me now, turn on the bright lights] NYC - Interpol
postato da: bewitch alle ore 21:35 | link | commenti (6)
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domenica, 09 marzo 2008

Fix you up

[what do I, what do I, what do I need to do to get myself in a better mood] un dalmata e un gatto nero seduti in un giardino al sole l'uno vicino all'altro come due vecchi amici, alberi fioriti, il parco vicino a casa che ho scoperto da poco ma che già sento mio per la tranquillità che mi trasmette con quella fila di fontane e il ponte di legno che le attraversa. il rumore del treno che corre veloce sulle rotaie e il suo fischio che mi piace da morire perchè mi fa pensare alla velocità e agli spostamenti e al viaggio - che chissà chi ci sarà su quei treni - persone che partono e persone che tornano, persone che sorridono e altre che nascondono le lacrime sotto a un paio di lenti scure. gli spostamenti e i distacchi - anche - sono necessari. non si può stare fermi. mai. io mi sento ancora e sempre in bilico.[what I wanted most, what I wanted most, what I wanted most was to get myself all figured out] mi sposto con i piedi e con la mente, sposto la prospettiva delle cose. faccio tentativi. sbagliare a valutare le persone (mi) capita. perchè sono troppo frettolosa o perchè le persone mi sanno ingannare con facilità? seduti in quattro ad un tavolo vicino agli scaffali delle bottiglie all'*ombra* dell'enoteca *rossa* mangiamo tapas variadas. c'era caldo, poi d'improvviso un vento freddo - dentro e fuori - nuvole, nuvole e la pioggia, chissà dov'è finito quell'ombrellino verde che oggi sarebbe perfetto con questo vestito. pensieri e pensieri mentre cammino sotto a quelle gocce di pioggia così sottili da non avere forma. accorgermi quanto l'ascolto di un pezzo mi faccia prendere contatto con la realtà, mi faccia sentire i piedi ben piantati a terra. e mi rimbocco le maniche. come scrivevo a un'amica un paio di giorni fa, se inciampo e cado mi alzo, mi pulisco le ginocchia dalla ghiaia e riprendo la strada - con la musica nelle orecchie e con i miei stivali di gomma. persepolis con amica i. e gli orecchini c he ho messo ieri sera mi sono sembrati una bella accoppiata. - Fix you up - TEGAN & SARA
postato da: bewitch alle ore 15:05 | link | commenti (2)
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lunedì, 11 febbraio 2008

the next untouchable

I can't believe, I can't deny I can't conceive whats in your eyes / another mistake, another regret another unwanted cigarette / and do you really like me cus 1 and 1 and 1 makes / if you don't hear me then why should i hear you / I can't walk away all i can do is say better luck next time the next untouch the next untouch the next untouch the next untouch the next untouchable e basta. non ci penso più. - the next untouchable - Cajun Dance Party (e grazie alja per questa bella canzone cazzafrulla)
postato da: bewitch alle ore 20:27 | link | commenti (4)
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venerdì, 08 febbraio 2008

arlanda

tu non conosci il mio cuore. tu conosci solo la mia superficie. non ti ho lasciato andare oltre. non me lo hai chiesto e io ho lasciato che le cose andassero a modo tuo. ho lasciato che le cose rimanessero così: indefinite e indefinibili, distorte e sfuocate. e ho scelto di continuare a viverle così: indefinite e indefinibili, distorte e sfuocate. per paura. per consapevolezza di. perchè mi illudevo di riuscirci e millantavo di saperlo fare. ora non sono più capace di mettere a fuoco le immagini e di mettere in fila i sentimenti come i pezzi di un domino - che se perdo il controllo di un solo piccolo pezzo crolla tutto. con te è così, basta un niente e crolla tutto. mi hanno regalato delle orchidee bianche dicendomi che sono come me - dall'aspetto così fragile, capaci invece di adattarsi ad ambienti a loro ostili e sopravvivere alla fine. alla fine si sopravvive sempre. e io le curo e mi affanno a cercare la luce giusta e la temperatura ideale. e io mi curo e mi affanno a cercare gli elementi per un equilibrio che adesso mi manca. questa musica è per te. è per te perchè è senza parole. perchè in questo momento io ne sono sprovvista. ogni volta è come fosse l'ultima e invece non lo è mai. ogni volta è come fosse l'ultima volta e invece ce n'è sempre una che viene dopo e dopo ancora. arlanda è l'aeroporto di una città del nord. una di quelle che piacciono a te. e io andrò presto dall'altra parte dell'oceano. - arlanda - JULIA KENT
postato da: bewitch alle ore 18:55 | link | commenti (2)
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lunedì, 28 gennaio 2008

long nights

"Have no fear / for when I'm alone / I'll be better off than I was before" sembrano giornate di primavera queste. con un vento caldo che profuma l'aria di buono e asciuga i panni stesi in un tempo minuscolo e che li fa volare via - anche. domenica mattina sono in stazione in due minuti e quasi neanche il tempo di trovare parcheggio che alja e yuki sono già scese dal treno. sigarette e via.le ore trascorrono veloci tra passeggiate luccicanti sul lungo parma, il legno umido del teatro farnese, un pranzo all'osteria fatto di tortelli di zucca che non potevano mancare, il succo di melograno sedute al tavolo bianco della mia cucina mentre yuki gioca con la gatta. "I've got this light / I'll be around to grow who I was before / I cannot recall". si parla di musica e di concerti che verranno, di film inutili e troppo lunghi e di colonne sonore che hanno il sapore di seattle, di vestiti e di nuove vite. si ride di affermazioni che hanno dell'incredibile eppure sono lì, nero su bianco e ci si interroga sul fatto che chi le scrive sia un genio - ma anche no. accaemme è un po' deludente ma riusciamo comunque a non uscire a mani vuote. la sera mi ritrovo sul mio divano con la testa piena di pensieri, la voce di eddie vedder, una sigaretta accesa nella penombra di una lampada anni settanta e il fischio del treno che corre sulle rotaie che giunge dalla finestra socchiusa portato dal vento caldo. "long nights allow me to feel...I'm falling...I am falling / the lights go out / let me feel I'm falling / I am falling safely to the ground". sono rimasta a guardare le ombre sulle pareti e le luci al di là del vetro. "I'll take this soul that's inside me now / like a brand new friend / I'll forever know". è stata una lunga notte. ho fatto molti sogni. ho sognato di persone del mio passato che improvvisamente erano nel quotidiano del mio presente. mi è sembrato così reale e irreale allo stesso tempo. quando è suonata la sveglia e ho aperto gli occhi avevo la sensazione di aver dormito per un giorno intero. "long nights allow me to feel...I'm falling...I am falling / the lights go out let me feel I'm falling / I am falling safely to the ground". nell'attimo in cui ho aperto le finestre, ho visto il cielo rosa e una luce strana nel giardino. il sole illuminava le case ancora addormentate come fossero un palcoscenico. avrei voluto fermare quell'attimo lì. per non cadere. - Long nights - Eddie Vedder
postato da: bewitch alle ore 21:33 | link | commenti (8)
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sabato, 26 gennaio 2008

heavy weather

this morning it was summer / by noon a cold front building / where did you go? / where did you go?" come quando sorrido senza motivo mentre cammino e penso al momento in cui lo vedrò sbucare dalle scale della stazione. come quando non ho paura di rimanere delusa e non ho dubbi - si, starò bene e non vedo l'ora che. "I got to find some shelter / 'cos any minute now / it's gonna blow / it's gonna blow" come quando so che i silenzi non mi imbarazzano e vedo ancora i riflessi di luce bianca di quella lunga passeggiata nel parco fatta di tanti passi, molti sguardi e due parole. come quando non mi spaventano i suoi occhi e i suoi pensieri - e scoprirlo come non pensavo fosse. come quando vorrei perdermi e non ritrovarmi per una notte e un giorno. "but I don't mind the rain / so strike me once again: I've got nothing to lose". come quando mi dice che si ricorda e io lo guardo come se avessi davanti un marziano. come quando nella notte ha cercato la mia mano e non l'ha lasciata fino alla mattina. come quando vorrei ma so che non sarà mai. "but you're so still and silent / whilst everything's dissolving / melting away, melting away". io non lo so spiegare e non lo so capire. non lo riesco a dire, lo sento solo. so che c'è la chimica e quella non si spiega e poi c'è tutto il resto intorno - ma di quello non m'importa. ieri mi sentivo come un cardigan abbottonato male, tutto storto, che all'inizio non capisci perchè non ti sta bene, poi ti accorgi che hai saltato un bottone. ieri sera ho trascorso una serata serena, di quelle belle a ridere e parlare poi quando sono tornata a casa ed ero a letto prima di dormire mi sono scese lacrime pesanti e dense e mi sono addormentata piangendo mentre la gatta mi faceva le fusa. a volte mi sento di avere un macigno sul cuore che rende il battito rallentato. mi sento questo cuore stritolato. a volte mi sembra di avere un cuore leggero e gonfio - che potrebbe scoppiare da un momento all'altro - e così rosso come quando lo si colora su un foglio. "but I don't mind the rain / so strike me once again / I got nothing to lose" - Heavy weather - Jarvis Cocker
postato da: bewitch alle ore 21:30 | link | commenti (2)
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giovedì, 17 gennaio 2008

this past week

vorrei pensieri tranquilli. sorrisi leggeri. una nuova settimana è cominciata con un lunedì di aria profumata e panni stesi e il direttore generale che mi dice che con quel vestito - vita stretta e gonnellone svolazzante - gli ricordo una delle sue sorelle negli anni '60 poi il martedì mentre cammino per andare al lavoro sento improvviso e forte il profumo di quella che era la mia colazione brit: il pane tostato, ma non un pane tostato qualsiasi ma proprio quel pane tostato - e la marmellata- ogni mattina una nuova. e quel profumo è talmente intenso e uguale che mi pare di essere ancora in quella casa di Beckenham Road dove ogni cosa era rigorosamente british- la vita uk come da manuale- e mi vedo poi nell'enorme cucina dell'H* & S* Hotel dove pat preparava, una volta alla settimana e solo per noi - the italian girls- un'apple crumble with custard che era incredibile. mentre cammino penso che gli odori e i profumi che avvolgono un ricordo sono una magia: la pasta al forno che faceva mia nonna – lei la chiamava la pasticciata- l'odore delle cartine d'incenso bruciate nella casa di york road. il profumo di amica f. che è lo stesso da vent'anni-quel profumo è lei.l'odore del freddo che si portava in casa mio padre le mattine d'inverno che andava a fare *footing* - footing fa molto anni 80 - ci sono profumi stroppicciati o accartocciati e odori perfettamente ripiegati nei cassetti. il profumo freddo dell'aria azzurra, l'odore delle copertine di plastica dei sussidiari con le lettere dell'alfabeto, l'odore delle rotaie nelle stazioni. tra dieci anni sorriderò sentendo il profumo di crema alla vaniglia -che è quello della piccola pasticceria all'angolo- ripensando ai primi mesi in questa città. il mercoledì continua una pioggia fastidiosa e invadente da cui non ci si riesce a difendere -come certi atteggiamenti diffusi- e io cammino con i miei stivali di gomma - che con quelli posso andare dappertutto- e vado a cena in una enoteca che non conoscevo con grandi tavoli di legno e una lista di vini infinita. oggi è giovedì e la pioggia si sta esaurendo, il cielo si fa indeciso.continua a piovere ma è uscito il sole. io alterno umori come il tempo e bevo acqua frizzante- ma anche no. domani indosserò il mio nuovo profumo. - this past week - The Radio Dept-
postato da: bewitch alle ore 13:36 | link | commenti (7)
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domenica, 30 dicembre 2007

roses are not red

la città è ancora tutta illuminata. io me ne vado in giro con il mio, ormai inseparabile, i-pod, con sciarpa, guanti e cappello, che -ora- non potrei mai uscire senza. il freddo siberiano degli ultimi giorni mi costringe a lasciare la bicicletta parcheggiata e mi muovo a piedi sotto le cascate di luci bianche che cadono dall'alto dei vicoli del centro. Mi perdo nel buio a guardare quei punti luminosi intermittenti come fossi sola in mezzo a una strada deserta; e mi sento - talvolta- disorientata come una bambina che si è persa. mi sento come se fossi in una di quelle boule di vetro che agitandole scende silenziosamente la neve.[roses are not red] mi dicono che mi si leggono cose negli occhi e io non so se crederci o no - dette da lui - nel dubbio sorrido. perchè sono cose belle e per una volta faccio finta di crederci.[roses are not red and I've never loved you] ho ripreso a leggere dopo tanto tempo e mi sono innamorata del giunco mormorante - parole meravigliose. cerco di ricordare con un enorme sforzo di memoria se piansi così tanto quando vidi ET. al cinema che avrò avuto 7 anni...non ricordo. la capacità di emozionarsi è qualcosa che uno ha dentro? ci si nasce – io credo. [roses are not red / there's nothing special in that case] gli ultimi due film dell'anno sono stati irina palm e il suo *gomito da seghista* e eastern promises - che esco dalla sala e penso che io adoro andare al cinema. penso svogliata alla strada e alla serata che mi aspetta, una cena senza pretese di grandi festeggiamenti, senza botti e senza scoppi. festeggiare il nuovo anno senza sapere come sarà mi pare un azzardo. io festeggio con cautela le cose di cui sono certa, figurarsi le cose che non so come saranno. mia cugina di ritorno da Berlino per le feste mi ha augurato un *buon scivolamento nel nuovo anno* ...dice che in Germania è di buon augurio, porta fortuna. io decido di crederci. e scivolo a occhi chiusi - come sempre senza fare troppo rumore - nel nuovo anno. Auguri a tutti. roses are not red - SIMONE WHITE
postato da: bewitch alle ore 23:18 | link | commenti (8)
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sabato, 22 dicembre 2007

I can wait

I can wait - posso aspettare che arrivino giorni migliori. "I can wait because I'm out of time anyway" Posso aspettare per emozionarmi ancora forte. e intanto mi prendo una giornata tutta per me. Il freddo della domenica mattina che mi tiene sveglia mentre il cancello si chiude alle mie spalle e cammino verso la stazione. appuntamento davanti al piccolo teatro e ore di chiacchiere e passi a brera, racconti di quelli che sono stati gli ultimi mesi, gli addii, gli scazzi, le novità. e io a dire - ma no, ma stai scherzando - e lei a dire - apperò. guardiamo le vetrine e all'improvviso spunta lise che si unisce a noi per un caffé, per lo shopping e per un pranzo che meno male doveva essere un brunch. regali per me - un cappellino e un maglione un po'strano e regali per m. e s. che trovo in un negozio piccino e buffissimo che vende cose improbabili come le agende che si leggono al contrario. con alja si cammina sempre un sacco e si scoprono angoli meravigliosi come quel cortile all'interno di un palazzo dietro a via della spiga - credo. c'è ancora luce quando arrivo in centrale, ma quando il treno parte ed esce dalla stazione il buio si fa sempre più fitto. posso aspettare - I can wait - c'è ancora tempo per nuovi incontri e per gli incontri attesi e quelli inaspettati e improvvisi. posso aspettare - I can wait - e intanto ceno con i colleghi di un ufficio dove sono di passaggio e organizzo aperitivi insieme alle colleghe dell'ufficio estero, mentre mi affanno a ritagliare un pezzetto di tempo per il regalo di v. mi prendo il tempo anche per salvare un gabbiano ferito -si, un gabbiano qui nella pianura emiliana - trovato sofferente e infreddolito sul tetto di fronte all'ufficio. "I can wait because I'm out of time anyway" devo ancora sistemare i pensieri della testa e gli umori del cuore. posso aspettare che le giornate siano di nuovo più lunghe e le sere più calde, che crescano le margherite nel prato sotto al mio balcone e che gli alberi siano alti abbastanza per ripararsi sotto la loro ombra. posso aspettare, non ho fretta, non sono impaziente - non più. I can wait - CONTRIVA
postato da: bewitch alle ore 20:07 | link | commenti (4)
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domenica, 09 dicembre 2007

"happiness just comes and goes" il 9 dicembre del 1999 è stato il giorno che ha cambiato la mia vita. e ogni anno che è venuto dopo mi è capitato di pensare a dove sarei adesso e a cosa sarebbe successo se quel 9 dicembre le cose fossero andate in modo diverso. in quel periodo ero tornata ad abitare con i miei. quella mattina ero uscita di casa presto per andare a parlare con il professore e a cercare materiale per la tesi in biblioteca. ho fatto il solito tragitto, probabilmente incontrato le stesse persone. e poi era successa una cosa strana: dopo giorni che ci guardavamo con lo sguardo basso il ragazzo della biblioteca - così lo avevo soprannominato - mi aveva offerto un caffé. e non ci eravamo scambiati il numero di telefono ma dati appuntamento in biblioteca per il giorno successivo. io a quell'appuntamento non ci sono mai andata e il ragazzo della biblioteca non l'ho mai più rivisto. dopo pranzo avevo appuntamento con ex-amica s. e altri amici e neanche a quell'appuntamento sono mai andata. "somewhere the wind don't blow me back into the conversations / promises and situations / yeah it's all constant, in the air". quel pomeriggio ho girato di ospedale in ospedale e poi mi è caduto il mondo addosso. ho un ricordo lucido di quel giorno. mi ricordo anche com'ero vestita. all'inizio ci avevano detto che era solo un collasso, poi le cose sono precipitate e d'urgenza lo hanno portato in neurologia e alla sera era nel reparto di rianimazione. *addormentato*. ed è rimasto addormentato per due mesi e poi altri 6 mesi di sofferenza. e io non mi spiego ancora come ho fatto a non crollare. che se ci penso adesso mi sembra un dolore insopportabile, insormontabile, inumano."the phantom finds you cryin' in the streets" eppure mi alzavo ogni mattina, facevo chilometri in treno e in macchina per raggiungere l'ospedale dove passavo le giornate con gli appunti della tesi nella borsa cercando di rendere *normale* quella situazione che di normale non aveva nulla. avevo addirittura la forza di incazzarmi con mia madre che non mangiava più. e aspettavo, aspettavo. aspettavo che qualcosa succedesse, perchè l'immobilità del coma è qualcosa che ti sgretola il cuore. mi facevo tante domande. e alcune di quelle domande mi capita di farmele ancora. a distanza di 8 anni.e le risposte? macché. quelle non sono ancora arrivate. e chissà dov'è ora il ragazzo della biblioteca e chissà come sarebbe andata a finire. forse ora sarei più felice o forse no. ma mi alleggerisce il cuore pensare alle persone meravigliose che sono entrate nella mia vita e pensare alle erbacce che ho strappato dal giardino. certi ricordi sono macigni, poi ci sono i tulipani. here comes the phantom - The Clientele
postato da: bewitch alle ore 21:04 | link | commenti (14)
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domenica, 02 dicembre 2007

tell me where it hurts

"what is my day going to look like? / what will my tomorrow bring me?" poco equilibrio. minuti pesanti e attimi veloci. vorrei una polaroid per quegli attimi lì. quelli che non riesco a fermare. con la polaroid li rincorrerei e con un click li trasformerei in carta colorata da tenere tra le dita. e li metterei al sicuro nella scatola verde con i girasoli sul coperchio. "if you are looking for disappointment /you can find it around any corner" incontro persone per caso, che non sono persone a caso. io non credo alle coincidenze. mi piacciono le persone, mi incuriosisce la loro diversità. certe persone le adoro. certe persone mi fanno paura. certe persone mi danno un senso di fastidio, le tollero poco. ho imparato a stare lontana da quelle con il sorriso ingenuo - un sorriso per tutti - che sono sempre molto meno ingenue di quello che si affannano a far credere. ho imparato a rivalutare persone che non credevo - e invece. ho fatto passi indietro e passi avanti e salti mortali - anche. certe persone mi mettono a disagio. certe persone le abbraccerei senza nemmeno sapere il loro nome. così. mentre le sfioro camminando. le abbraccerei, io che di abbracci (me) ne concedo pochi - abbracci forti però. "tell me where it hurts / to hell with everybody else" sorrido spesso fuori, ma non dentro. non piango fuori. le lacrime rimangono imprigionate dentro. cucino ricette nuove e improvviso piatti colorati. l'altra sera decoravo l'insalata di ceci e noci con fette più o meno regolari di una mela verde ed aspra. cene con v. di chiacchiere rilassate e cene con o. a. e r. di chiacchiere di scarpe, borse e vestiti vintage del negozio sotto l'ufficio. decido per la mostra *gnam* ma anche per quella sono fuori tempo. è tardi e stanno per chiudere. dovrò ritornare. "I’ve been loved but I didn’t know how to feel it /and I’ve been adored but I don’t know if I ever believed it". mi serve una pianta che resista al freddo e che non faccia troppi capricci. ho appeso alla parete un grande orologio bianco. quadrato. per non perdere tempo. per controllare il tempo. o almeno averne l'illusione. le ferite anche dopo che si sono rimarginate continuano a far male. - tell me where it hurts - Garbage
postato da: bewitch alle ore 23:47 | link | commenti (14)
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lunedì, 22 ottobre 2007

...

...ultima notte nella casa arancione...e da domani sarà casa bianca e nera...e non sono riuscita a trovare una traccia per questo post...che non lo neanche io che canzone ci voleva qui...
postato da: bewitch alle ore 22:57 | link | commenti (6)
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domenica, 14 ottobre 2007

IL DOLCE E L'AMARO...post(datato)

nella vita c'è il dolce e c'è l'amaro...il rapporto con mia madre fatto di scontri quotidiani - eppure come farei senza lei. il ricordo di mio padre che il tempo non ha reso meno doloroso - ma del suo sorriso nonostante tutto e della sua gentilezza sempre. l'amicizia che ti riempe e che ti svuota, che ti fa ridere e versare lacrime salate - come solo i bambini sanno fare (qualcuno quando ero piccola mi faceva credere che se le lacrime non erano salate non erano lacrime vere, e io le assaggiavo le mie lacrime...). le distanze fisiche che a volte sembrano infinite - ma che i km percorsi in macchina o in treno rendono poesia e immagini negli occhi. le distanze emotive che rendono dolci i distacchi - ma così amara la consapevolezza degli adii. il cioccolato - perchè c'è quello al latte e quello fondente e io sono al latte. il sesso, quello che dopo ti senti in pace con il mondo anche se è solo di una notte - e quello che dopo ti lascia un cuore sbilenco. le parole scritte e dette, quelle cristalline e quelle che sono troppo complicate e anche quando sembrano avere un buon sapore ci pensi un po' ed ecco che ne senti il retrogusto...il caffè, quello nero, amaro - ma anche no. i sorrisi che quando sono dolci a sorridere sono gli occhi - ma quando sono amari sono smorfie della bocca. la musica che ti toglie il fiato, ancora e sempre - ma anche che ti fa gelare il sangue nelle vene alle prime note di quella canzone. il cielo quando è stroppicciato e quando è una distesa perfetta di azzurro. L'amore per me - adesso - non so se è dolce o se è amaro, ché ho le papille gustative del cuore insensibili ai sapori. che qualche volta penso che chissà se torneranno ad avere quella capacità di assaporare i sentimenti che una volta mi apparteneva così forte da non poterne fare a meno...chissà. - Piano sonata n. 14 Moonlight - Beethoven
postato da: bewitch alle ore 21:11 | link | commenti (4)
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domenica, 09 settembre 2007

The shy retirer - in loop

Ho riempito pagine d'inchiostro dei miei quaderni, quelli con la copertina nera e quelli con la copertina colorata. Parole di un'estate che è arrivata e se n'è andata in punta di piedi, senza fare rumore. è passata dai cieli blu e poi azzurri e poi di nuvole e poi di sole e dell'arcobaleno davanti agli occhi all'improvviso. è passata dai tragitti all'alba con le nebbie estive della pianura umida e dai tragitti ai tramonti caldi dietro ai pioppi. è passata dai campi di girasoli e dal profumo di fieno al buio, attraverso l'acqua e il prato verde di una piscina e l'acqua salata delle lunghe passeggiate che non mi ha lasciato il sale addosso - due giorni sono pochi. è passata attraverso le pagine bianche diventate nere d'inchiostro e poco è passato da questo angolo mio, un po' di tutti e di nessuno. e avrei voluto raccontare di come le settimane sono volate con il caldo arrivato invadente, spalancando la porta senza bussare, di come le lunghe giornate di lavoro non mi pesavano e non sentivo la stanchezza, ma la stanchezza mi è piombata addosso all'improvviso, senza che me ne accorgessi e mi sono ritrovata lunga distesa sul pavimento della mia cucina, incredula e spaventata a chiedermi cosa diavolo mi fosse successo. di come sia tornata ad essere una *shoes addicted* e di come sia riuscita a comprare quattro paia di scarpe in un pomeriggio nonancora di saldi...e i tacchi...i tacchi..., e un paio di scarpe di vernice, rosse, alte...che chi l'avrebbe mai detto? [my eyes were rolling when we met and now they are preparing for attack].di come ho incontrato una persona che non ha un nome a caso ma *quel* nome e di come alla prima riunione condominiale ci siamo seduti vicini a ridere per tutta la sera senza prestare attenzione a nessun altro, e di come non abbia trovato il coraggio di lasciargli il mio numero o di chiedergli il suo. avrei voluto raccontare di quanto la mia micia nera con gli occhi grandi mi faccia tenerezza quando si lava il muso con la zampina e del tempo che passerei a coccolarla, ora che di tempo non ne ho quasi più. e lei lo sente questo mio tempo che non c'è, che per avere una coccola in più è disposta a mettersi sulle mie ginocchia, lei che fino ad ora aveva deciso di non accucciarsi sulle ginocchia di nessuno. dei pranzi con m., che esco dal lavoro e lo raggiungo in un attimo nel suo studio - disordinato e bello e artistico, e dell'insalata con olive nere e pinoli condita di progetti che vorrebbe ma non sa, seduti a un tavolino sulla strada sotto ad un ombrellone che sta per essere portato via dal vento.[I lost my social skills a while ago but now I feel them coming back] e delle chiacchiere su case e arredamento, e sulla mia nuova casa che è una nuova fase, che il bianco e il nero sono colori più rigorosi, più maturi - dice lui - e si, è così che mi sento - a tratti - e il tavolo bianco e la cucina nera laccata sono anche più *cool* - come direbbe qualcun altro che (ab)usa di questa parola - e si, è così che mi sento - a tratti. nel mio essere sempre elegante e perfetta ogni mattina al lavoro e ricevere complimenti a cui non so mai come rispondere e gentilezze a cui non sono abituata. e un pranzo con il mio capo, consumato nell'imbarazzo (mio)e nell'entusiasmo (suo) nel raccontare dei suoi viaggi, del suo lavoro e della sua passione di macinare la farina. degli aperitivi di progetti con le colleghe a.e r. per quel settembre che sembrava così lontano e invece. di come una cena a casa di f. - l'amica di una vita - mi abbia fatto riflettere a fondo su quello che vorrei per me. una casa perfetta, una bimba che non la lascia un attimo con lo sguardo, un marito che torna la sera, si toglie la cravatta e la bacia in fronte prima di sedersi a una tavola impeccabile. ecco questo è quello che non vorrei. non sono pronta per questo. non ora. voglio ridere, ridere di cuore, voglio i batticuore e le farfalle nello stomaco, voglio attese, sorprese, carezze e mani tra i capelli. volevo raccontare della mia voglia di rivederlo, del ricordo di giornate in una città assolata e deserta che sembrano ormai lontane anni luce e forse così lontane lo sono davvero. [you know I'm always moaning but you jump-start my serotonin. but how do you know you've ever really loved? But when I feel like this, I know it doesn't matter]e di come all'improvviso è ritornato nei miei pensieri. è bastato un attimo. e certe volte è prepotente, certe altre mi distraggo e il pensiero diventa gentile [But I always slip off on my own 'cause I let those feelings haunt me, they control me but tonight I'm letting go. you're more than just a photo album, you're more than what some people let you know and if we ever make it home, I'll tell you all the things that shaped me thus. Something forged in a phonebox but lost in a restaurant, we've got so much to discuss]. volevo raccontare di questa estate di pensieri e solitudine emotiva, di respiri profondi e di sguardi al cielo, di consapevolezze e di paure e di coraggio, di ferite riaperte e di cicatrici che continuano a far male quando piove...e non so cosa aspettarmi dall'autunno in un'altra casa e in un'altra città. The shy retirer - ARAB STRAP
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domenica, 08 luglio 2007

6 Luglio - Birthday

[I guess it passed me on my birthday / you slept right through the year I've grown /and now I can't remember anyway /I need to wash my hands real slow]. il giorno del mio compleanno è iniziato con i messaggi di auguri. di primo mattino. da alcune delle persone a cui tengo di più. uno dopo l'altro. e per ogni messaggio un sorriso.[you forget all the things you want to /you're not here in the end /so there's nothing left to say] qualcuno non si ricorda del mio compleanno - come mi aspettavo - ma non ha importanza. e questa volta non ha importanza davvero. che il giorno del mio compleanno è stato: un pranzo con le colleghe A. e R. a base di buone premesse per diventare buone amiche, un pomeriggio lavorativo intenso - ma che non pesa e vola in un batter d'occhio, una cena con O. M. e S. in una enoteca vicino alla strada che percorro quotidianamente con la mia ormai inseparabile bicicletta - che le dovrei dare un nome ma ci devo pensare - un libro regalato con una dedica preziosa, una bottiglia di vino buonissimo per brindare, una serata di vento fresco e un cielo stellato che di più non si può. e ancora il giorno dopo una cena con un'amica che va trattata con la cura che merita - che poi sarebbe la francy - un messaggio inaspettato di una persona che sono convinta meriti una conoscenza più approfondita - che poi sarebbe la cantoediscanto - una cena nell'osteria sul fiume e tante chiacchiere e domande a cui non sappiamo rispondere - o forse si. e però vorremmo che le cose andassero diversamente - almeno qualche volta. e la prima domenica di piscina, con l'acqua azzurra sulla pelle che brucia e un incontro che solo io e G. potevamo fare - che se ci penso mi viene troppo da ridere. che ogni tanto, quando c'è un colpo di vento, sento tintinnare l'acchiappasogni che ho appeso alla finestra e ripenso anche alla stella cadente vista qualche tempo fa dal mio balcone. e penso che davvero ho un angelo custode da qualche parte. un angelo custode con gli occhi chiari, proprio come i miei. e poi stasera un messaggio che dice - anche se non sembra ti voglio bene...auguri! - e lo so che non ci dovrei credere, però vado a dormire sorridendo. [this time I close my eyes and really wish you'd come] BIRTHDAY - Junior Boys
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martedì, 12 giugno 2007

this time

[lookin' back on my life / you know that all I see / are things I could've changed / I could have done / no time for sad lament / a wasted life is bitter spent / woke up one other day / the pain won't go away / I am growing in peculiar ways / into a light I pass /another dream, another trance / this time, this time / this time I'm gonna rise into the light in or out of time] questo tempo è un tempo quasi bello. che non lo voglio dire a voce troppo alta. per timore. e perché le cose non vanno –quasi mai- gridate, ma sussurrate e dette in punta di piedi. e io con le mie ballerine leggere schiaccio sull’accelleratore in questi giorni da pendolare sull’asfalto del ponte e attraverso il Po con la luce del primo mattino che si riflette sulle acque del fiume rigonfio dei diluvi torrenziali dei giorni scorsi. che la spiaggia è stata inghiottita. ma riapparirà, lo so – lo fa sempre. con le mie ballerine leggere percorro strade e vicoli sbirciando gli angoli nascosti dentro ai portoni e mi fermo a dire – oh, meraviglia! questo tempo è di cambiamenti, tempo di imparare a riconoscere volti nuovi e nuove voci e sorrisi. tempo di colazioni offerte e da offrire e di caffè alla macchinetta del secondo piano. questo tempo è di pensieri che a volte hanno fretta e altre volte vanno a rallentatore e non rispettano le precedenze. è tempo di un pacco che è lì da giorni che aspetta di essere spedito – e fino a qualche settimana fa avrei fatto i salti mortali per spedirlo il più presto possibile . adesso no. non è più tempo. ci sono cose che mi mancano - in questo tempo. e talvolta questo senso di mancanza mi si appiccica addosso come l'umido della pianura. [gonna find my way in life / in or out of sight / I'm still seeing things in black and white / gonna rise straight into the light / in or out of sight] This time - The Verve
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martedì, 29 maggio 2007

new shoes

[... hey I put some new shoes on and everybody's smiling...] shopping sotto scrosci d'acqua sabato pomeriggio. io con la mia frangia cortissima appena tagliata, con la mia gonna bianca e rossa e le ciabattine estive che più estive non si può. io che cammino così per le strade del centro inondate dalla pioggia improvvisa e a tradimento - perchè nel cielo splende anche il sole. [and I'm running late, and I don't need an excuse 'cause I'm wearing my brand new shoes...] ballerine peep toe color bronzo con un fiocchetto piccolo piccolo - mi hanno stregata, lì dall'espositore. così io le ho prese e le ho indossate. e con grande convinzione ho esclamato: si voglio queste. grazie! - e sono davvero belle. poi penso alle ballerine luccicanti di argento di una francy splendente: l'osteria, il vino che non sappiamo scegliere, le chiacchiere, incontri e complimenti in un posto affollatissimo. e scoprire che questo sembra davvero essere l'anno dei grandi cambiamenti un po' per tutti e dei progetti che prendono forma. cambiano i pensieri e le prospettive. cambiano i colori anche. compro colori nuovi, che ancora fatico a riconoscere, ma che piano piano diventeranno miei, compro i pennelli e tutto l'occorrente. cambierà quello che vedo affacciandomi alla finestra: non più i tetti di tegole rosse e il campanile, ma tante piccole luci che si accenderanno una ad una quando si fa buio. cambieranno i luoghi e le persone, i miei colleghi di lavoro e i miei vicini di casa, i gradini da salire e i cancelli da aprire. cambieranno i tragitti da percorrere e le distanze. cambierà tutto intorno a me e non lo so se io rimarrò la stessa [...hey I put some new shoes on / take me wondering through these streets / where bright lights and angels meet / stone to stone they take me on...] - Paolo Nutini -
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giovedì, 24 maggio 2007

people as places as people

[well we were the people that we wanted to know / and we're the places that we wanted to go] vedere al cinema il fiume che è il mio fiume, i canneti, i boschi di pioppi, i tramonti sull'acqua e gli argini. quando ero bambina si facevano le grigliate la domenica in riva al fiume, grandi e piccoli, tutti chiassosi, tutti ridanciani e si mangiava l'anguria sputando i semi. c'era l'odore dell'umido, l'odore delle piante, le estati calde e la polvere della terra secca che ti si attaccava ai vestiti. mi ricordo che avevo un paio di zoccoletti bianchi con le fragole rosse che puntualmente mi sfilavo non appena si cominciavano i giochi e i capelli lunghi raccolti. e in bicicletta si percorreva l'argine lungo il fiume pedalando e pedalando. [always something we look for / from the day we were born] che io in fondo voglio bene alla mia pianura, alle serate calde con le lucciole, ai campi di grano con le cicale, alle piazze di paese e alle botteghe con il profumo di pane fresco. che buffo leggere i sottotitoli per un dialetto che sento parlare fin da quando ho ricordi. e nel cinema le persone che sorridono, ché ti sembra di sentir parlare il vicino di casa. eppure io da sempre scappo da questi luoghi, vado e ritorno e adesso sono ancora in fuga. non andrò molto lontano. ma sarà bello ogni volta tornare in questo paese *della bassa*, questo paese sul grande fiume. [and the people you love / they're the places that you wanted to go] MODEST MOUSE
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martedì, 15 maggio 2007

le dernier jour

sono stati giorni attesa, di respiri che si bloccano a metà, di pensieri fitti, di immaginazione, di tensioni, di stanchezza, di paura di un'altra delusione, di progetti che quasi non osavo fare. giorni di tanta pazienza, che per una impaziente come me sono stati una tortura. giorni di apnea. e ora finalmente riemergo. e prendo fiato. e sono stati giorni di una stella cadente...una stella cadente bellissima. vista quasi per magia...la stella cadente più bella, la prima che non mi ha deluso. inizia una nuova sfida. le dernier jour - SEBASTIEN SCHULLER
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martedì, 08 maggio 2007

I fought in a war

you know what? c'è che mi sono stancata di fare la diplomatica. e non riesco più a filtrare nulla. lo sapevo che prima o poi ci sarei arrivata. così sia. I fought in a war, and I didn't know where it would end / it stretched before me infinitely / I couldn't really think. BELLE&SEBASTIAN
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mercoledì, 02 maggio 2007

the simple story

the simple story / that you told me / is a little different / from what you showed me / e mi sembra quasi grottesco quanto io mi stupisca ancora e sempre dell'ipocrisia e dell'opportunismo di certe persone. com'è che ci casco ogni volta? com'è che ogni volta concedo tempo e spazio dell'anima, ancora e sempre, con la convinzione che ne valga la pena? e non parlo di uomini, no. che loro sanno essere anche più onesti. parlo di chi si camuffa dietro ad un sorriso che sa di gentilezza. l'arte di millantare i buoni sentimenti. e io mi applico. eccome se mi applico. ma non mi riesce quest'arte. ma quello che più di tutto non mi riesce è l'arte di riconoscerla negli altri - per tempo. faccio slalom improbabili tra parole addolcite, discese libere tra finti sorrisi in cui prendo troppa velocità e finisce inevitabilmente che cado. poi per fortuna ci sono le giornate in mezzo ai fiori nel parco di una reggia. con le amiche di sempre. tra i profumi di piante aromatiche e promesse di cene al timo e al rosmarino, tra violette e cactus, tra chiacchiere su un prato vicino a una fontana. io se fossi un fiore sarei un papavero. di quelli che crescono nel cemento o sulle montagne di terra vicino alle case in costruzione. di quelli che crescono quando meno te lo aspetti. un papavero che cresce nel cemento gli altri fiori lo considerano tosto, uno che può sopportare tutto e che non ha bisogno di molte cure. uno che riesce a cavarsela sempre. e si, è così - ma anche no. che poi il suo stelo è ruvido, quasi per dire - non raccoglietemi, non avvicinatevi. il rosso dei suoi petali svela un'altra natura, petali vellutati e delicati. petali che basta un soffio a farli cadere. proprio come me, che basta un soffio - a volte - per farmi male. the simple story / unfurling slowly / is if you lay down with a dream / you'll wake up lonely - the simple story FEIST & JANE BIRKIN
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venerdì, 27 aprile 2007

voglio un pensiero superficiale

una giornata che non era domenica, che non veniva dopo un sabato e che non portava l'ansia del lunedì. un mercoledì di festa vissuto come un regalo. e così è stato un risveglio pigro, aprire gli occhi e non dover guardare la sveglia - perchè non importa a che ora mi alzerò, che quasi quasi dormo ancora un po'. una colazione di quelle che non facevo da tempo, con la musica, con la tavola ben apparecchiata e colorata, il profumo del caffè e la moka che brontola. e una sigaretta fumata sul balcone con i raggi di sole negli occhi mentre guardo i tetti e il campanile. ero fuori,lì, seduta sul gradino, con la gatta accovacciata vicino alle mie gambe e mi sono commossa. mi sono commossa perchè da lontano, nell'aria mi è giunto il suono delle trombe dei bersaglieri. e mi è tornato in mente quando ero bambina, e mio padre in questa giornata mi portava nella piazza del paese ad assistere alla parata commemorativa dei bersaglieri. e io ne rimanevo incantata, che li vedevo correre a passo ordinato e preciso al ritmo di oh bella ciao, con i loro pennacchi in testa. e io che li imitavo fingendo di suonare una tromba e intonando con la voce la stessa melodia. ero piccola e buffa e questa immagine di me bambina mi fa ancora molta tenerezza. poi nel delirio *pulizie di primavera* ho riordinato i cassetti, riempiendoli di magliettine estive colorate e di nuovi profumi. poi il bucato che sventola al sole e diffonde quel profumo buonissimo di pulito fresco e una lunga doccia calda, una fragranza nuova e poi la nivea sulla pelle, che mi ricorda anche un po' l'estate. la serata è stata un concerto in piazza e un incontro con una bella persona. una plettrude carinissima, con dei riccioli che mi piacciono un sacco e orecchini luminosi perfetti con i suoi capelli. musica, chiacchiere e sorrisi, una multa sfiorata e lei sulla sua bicicletta che traffica nella borsa a cercare il suo cosino della musica mentre mi allontano sulla via di casa. voglio un pensiero superficiale che renda la pelle splendida. voglio una pelle splendida - AFTERHOURS -
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giovedì, 19 aprile 2007

Sonata per le persone buone

le persone buone si riconoscono. dal loro sguardo. le persone buone hanno occhi fluidi, che scrutano in profondità. e sorrisi gentili. hanno silenzi di miele che ti avvolgono il cuore. le persone buone ascoltano e hanno parole dette piano, delicate come le piccole onde del mare del mattino. Sono intense le persone buone. *Chi può rimanere cattivo dopo aver ascoltato una musica così?* - le vite degli altri -
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martedì, 17 aprile 2007

you again

questa musica a ripetizione in ogni momento della giornata sta diventando un'ossessione. appena metto piede in casa o appena salgo in macchina music on. accompagna per lo più un pensiero che non vorrei, che vorrei diverso, che vorrei di meno. e ci provo. ma siccome lo *you* in questione io continuo - nonostante tutto - a considerarlo come una delle cose belle che mi sono capitate quando ne avevo bisogno, ascoltando i james figurine penso alle cose che adoro. e in mezzo c'è anche lui si, ma insieme a tutto il resto. adoro le sue magliette. adoro la sensazione della sabbia fresca sui piedi al tramonto. adoro il cielo scozzese. adoro gli abbracci stretti stretti. adoro le terrazze di glicini. adoro il verde e il rosa - insieme - ma anche no. adoro i temporali violenti. adoro la mia gatta. adoro il mare. adoro i sorrisi belli. adoro sbirciare dalla strada le finestre illuminate. adoro il ricordo delle mani grandi di mio padre. adoro i prati pieni di margherite. adoro guidare per queste strade di pianura. adoro tutto ciò che è *brit*. adoro le guance rosse dei bambini. adoro andare in giro per roma in motorino con lui. adoro il profumo di caffé. adoro la lacrima alla spank e la goccia che scende dal naso dei cartoni animati. adoro le mie adidas. adoro quando uno sguardo ti fa venire il batticuore. adoro leggere i libri che ti divorano. adoro le manine di s. adoro le foglie rosse sugli alberi. adoro leggere i vecchi diari. adoro le chiacchiere con le amiche. adoro il suo profumo che rimane sulle lenzuola il mattino. adoro il fascino delle cose che non conosco. adoro i baci lunghi. adoro i papaveri solitari nei campi di grano e quelli che crescono nel cemento. adoro le poesie di klee. adoro la mia musica. adoro una chitarra con un adesivo *keep edinburgh tidy, throw your rubbish in england*. adoro le nespole. adoro quello che ho imparato da lui. you again - JAMES FIGURINE
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martedì, 10 aprile 2007

Back in time

gli ultimi dieci giorni. in ordine sparso. quello che è rimasto: tortelli di zucca - finalmente. chiacchiere - finalmente. chiacchiere sugli sgabelli. chiacchiere a un tavolo di legno scuro vicino al fiume. due libri di cui si era parlato. un bracciale bellissimo come regalo. un aperitivo buono buono al sapore di menta e limone. una enoteca del centro - che quanto tempo! pioggia ma anche un po' sole. poi tanto sole e caldo di primavera - finalmente. lacrime salate. pensieri scolti. pensieri legati. poche telefonate. dialoghi immaginari. un cinema solitario in una sala piena di gente e uno in compagnia in una sala mezza vuota. una gerbera arancione per amica o. sorridente nella sua casa nuova - piccola ma accogliente e non ancora finita. una casa nuova. due case nuove. tre case nuove. tutte vicine. e rimanere a bocca aperta. una fontana ancora da costruire e alberi da piantare. una giornata importante. ansia che cresce. ansia che si placa. una cena un po' così - che non abbiamo tanta fame io e lei - c'è chi ne ha tanta e chi solo voglia di una torta fatta in casa. la prima maglietta a maniche corte di quel verde che adoro e una cintura bianca. le mie adidas. un cd pensato - ma che non lo so. un po' di tristezza. determinazione a tratti. e nell'uovo di cioccolato ho trovato un acchiappasogni. Back in Time - AU REVOIR SIMONE
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venerdì, 30 marzo 2007

defenses down

a. mi scrive *I feel that way sometimes and often ask myself 'when was i truly happy for the last time?' I mean just happy inside myself and then I try to skip my thoughts on something else as much as I can.* e mentre ascolto defenses down in loop anch'io mi chiedo quando è stata l'ultima volta che sono stata davvero felice, ma non felice per un giorno o per un attimo, felice dentro, in pace con me stessa. e mi dico che forse è passato troppo tempo. attimi di felicità - quelli si, qualcuno me li ha regalati o me li sono regalati da sola. ma quella sensazione di felicità profonda, quella è così difficile. l'ultima volta che mi sono sentita in pace con me stessa è stato quando ho deciso di partire per un lungo periodo. era una cosa che volevo fortemente. da sempre. era il mio sogno. e avere tra le mani la possibilità di realizzarlo ha polverizzato tutti i dubbi, tutte le insicurezze e tutte le paure. ero felice. ero emozionata ed eccitata. sorridevo sempre nonostante fosse appena terminato l'anno più doloroso della mia vita. se mi ripenso, mi rivedo con gli occhi scintillanti. chissà se sarà ancora possibile -defenses down- CALLA
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mercoledì, 28 marzo 2007

when no one cares - oggi è uno di quei giorni -

when no one cares but you...ecco oggi è uno di quei giorni perfetti per questa canzone. ci sono tutti gli elementi necessari. tutti quanti. tutti in fila uno dietro l'altro. tutti presenti all'appello. un raduno generale insomma. manca solo la pioggia. ma alla fine farebbe differenza? io dico di no - Junior Boys -
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giovedì, 22 marzo 2007

when no one cares

and the phone never rings / and the night are endless things / you're like a child that cries / and no one heeds the crying / you're like a star that dies / and seems to keep on dying. ci sono giorni che senti la fatica della solitudine, che ti manca una spalla su cui appoggiare la testa quando sei stanca, che ti manca il consiglio di cui avresti bisogno - proprio quello - e un abbraccio forte. ci sono giorni che ti lasci sopraffare dalla stanchezza, che vorresti addormentarti e vorresti che venisse qualcuno nella notte a portarsi via i brutti pensieri e svegliarti la mattina con un raggio di sole. when no one cares / you count souvenirs / and they glisten with your tears. e poi ci sono i giorni come oggi, pieni di sole. quei giorni che trovi nella cassetta della posta una busta *royal mail* - uk - che viene da glasgow e sorridi. poi la apri e ci trovi dentro: una lettera, due dvd e due cd e mentre ascolti e leggi le parole sul foglio ti commuovi. perchè A. ti ringrazia dei giorni passati in italia - dice che è stata bene e che le mancavano le nostre lunghe chiacchierate. è stato bello vedere che nonostante il tempo e la manica di mezzo con certe persone è come se non ci fossero mai distanze. dice che mi augura felicità e dice *take care*. e si - mi prenderò cura di me. e penso che questa canzone dei junior boys è per certi giorni si, ma non per oggi. when no one cares - JUNIOR BOYS
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mercoledì, 21 marzo 2007

si apre una stagione, si chiude un capitolo

donne - l'impression d'un petit bon homme / si tes raisons sont bonnes, come on / prends ton temps et le mien / car j'y tiens. prends la vitesse d'un vrai hurragan / l'altitude de quelqu'un qui connait son coeur / car en somme, c'etait fun / j'ai plus peur, homme / homme sauvage / homme, ta cage j'abandonne / homme...ments puisque savoir mentir c'est un don / donne moi un baiser sur le front puis ments / ments encore mi corazon / je te pardonne, sents finalement le son de mes mots / éphemere comme le temps / t'a rattrappé / écouter aussi c'est un don / et comprendre...homme - Homme - BRAZILIAN GIRLS
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lunedì, 19 marzo 2007

55566688833

...I have to type eleven numbers into my cell phone / just to make it spell *love* / so I usually don't / and it takes up fifteen digits to spell out *goodbye* / but if I leave out the *good* I can save us some time...il testo di questa canzone dalla musica un po' cazzafrulla mi fa molto sorridere - ma anche no. sarebbe la perfetta colonna sonora a fare da sfondo a quella installazione intitolata *i tre telefoni che furono* -opera tragicomica allestita circa un anno fa sul bancone della mia cucina...che ha tratto ispirazione dalla totale immobilità dei cellulari di quelle tre amiche che trovarono la giusta ironia per affrontare una situazione che insomma...tutto questo per dire che in questi ultimi giorni mi sono stancata di guardare il telefono nell'attesa di vedere la luce blu che annuncia un messaggio...che a volte ci aggrappiamo a poche parole - centosessanta caratteri - come se fossero l'unica cosa a farci stare in equilibrio e a impedirci di cadere. mi sento un'equilibrista in questi ultimi giorni. cammino su una corda sospesa. allora allargo le braccia, fisso un punto e tengo alta la concentrazione. un piede davanti all'altro, procedo piano e guardo dritto davanti a me. che non posso pensare che senza quelle poche parole io non riesca a procedere oltre. non posso pensare che quelle non-parole mi lascino appesa e sospesa. perchè le parole che vorremmo per noi possiamo - dobbiamo - proviamo a - cercarle altrove...if we keep this up / things will never get better / when we disagree we fight in capital letters / I turned off my phone / you did the same / and we fought face-to-face like it was the 90's again...55566688833 JAMES FIGURINE
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